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6

5,8

Benvenuti a Marwen

Direttore

Robert Zemeckis

Stars

Steve Carell, Falk Hentschel, Matt O'Leary

Scrittore

Robert Zemeckis, Caroline Thompson

Produttore

Durata

1h 56min

Deals
EUR 22,71
Anno di produzione

2019

La vera storia di Mark Hogancamp, un artista che ha perso la memoria ma ha trovato un modo per raccontare la sua storia.

Una storia vera. Il giovane Mark è vittima innocente di un pestaggio di gruppo. Pare che il ragazzo sia stato bullizzato per la sua tendenza a travestirsi. In seguito all’aggressione – che gli causò un coma e una convalescenza piuttosto complicata con perdita della memoria e vari danni cerebrali – Mark accettò una terapia di riscatto piuttosto curiosa…

Il vecchio Zemeckis è tornato a stupire. Quanto è bello vedere il suo ultimo film introdotto da una colonna sonora così orecchiabile e dalle note stupendamente evocative del suo genere fantasy! Ultimamente sembra interessato a “drammatizzare” i documentari dedicati a persone che si sono distinte per una qualche caratteristica. Dopo The Walk, biopic dedicato al funambolo francese Philippe Petit, è la volta di raccontare la storia di Mark Hoegenkamp e delle sue bambole! Proprio così. È questa la terapia scelta da Mark per superare il suo trauma: la creazione e l’interazione con un intero villaggio di bambole femminili, situato nella città di Marwen in Belgio, osteggiata da cattivi nazisti che fanno razzìa del paese.

 

 

Si tratta del suo modo di ricontattare la realtà che gli è stata tolta con violenza e di interagire con le persone a lui care, di cui le bambole sono affascinanti alter-ego.

La nota di merito del film è infatti proprio una sapiente regia capace di orchestrare bene il passato drammatico con un oggi che, anche grazie a una sorprendente interpretazione di Steve Carrell, si tinge di pennellate comiche. Queste ultime sono capaci di coinvolgere lo spettatore in una retorica del “dai che ce la puoi fare” che però a volte rischia di essere banale. Anche il passaggio dalla fantasia alla realtà è un salto ripetuto all’infinito che inserisce immediatamente lo spettatore in un’affabulazione da vivere a bocca aperta.

 

Ma alla fine cosa resta? Qualche maligno potrebbe vedere nel film l’ennesimo tributo al #metoo. Sotto certi aspetti ne è l’esasperazione, se pensiamo a queste eroine decisamente troppo caricaturali. Al di là del fascino delle immagini, della bella favola e della magniloquenza del CGI, resta un plot piuttosto anonimo e a tratti mediocre che, a qualche giorno dal film, non si ricorda con particolare enfasi.

 

GUSTO:

Affasciante biopic amaro-dolciastro sul riscatto, nonostante il dolore subìto. Consigliato per cineforum e nostalgici del fantasy anni ‘80/’90.

 

SCENA CULT:

La prima. Un vero tuffo – ben orchestrato – in un universo parallelo!

 

FRASE CULT:

“Devi amare il tuo dolore”

 

 

– Ulysses Everett McGill –

 

 

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Sorry, no post found.

6

Okay

  • Si tratta della versione drammatizzata del documentario del 2010, Marwencol.
  • Il toponimo

  • Durante un dialogo Mark dice a Nicol che le bambole non possono chiudere gli occhi. Eppure in un'altra scena Nicol compare con gli occhi chiusi.