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6

8,2

BOHEMIAN RHAPSODY (a cura di Enrico Bellucci)

Direttore

Bryan Singer

Stars

Rami Malek, Lucy Boynton, Gwylim Lee, Ben Hardy

Scrittore

Anthony McCarten, Peter Morgan

Produttore

Robert De Niro, Jim Beach,

Durata

2h 14min

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Anno di produzione

2018

I Queen e il loro frontman Freddie Mercury: la loro unicità di stile, la scalata sulle vette della musica mondiale fino all'iconico concerto Live Aid 1985, una delle più grandi performance della storia.

Bohemian Rhapsody è un biopic che racconta la storia (eccessivamente romanzata come spesso accade in questo genere di film) dei Queen e in particolare del loro cantante e leader Freddie Mercury che, con il suo sconfinato talento e la sua inscalfibile convinzione nei propri mezzi, scardinò le convenzioni musicali prima e sociali poi, fino a diventare quello che per molti è a tutt’oggi l’ultimo Dio del Rock.

Frutto di una gestazione lunghissima e travagliata che, tra gli eventi nefasti ha avuto anche un cambio di regia (da Bryan Singer a Dexter Fletcher), Bohemian Rhapsody si presenta di fronte ai nostri occhi sotto forma del classico biopic. Lo schema narrativo lo conosciamo per averlo già visto in decine di film: un’infanzia modesta cui segue un successo stratosferico che toglie il velo sulle fragilità della star di turno che, dopo aver abusato ripetutamente di sé stesso e di chi gli sta attorno, si redime per poi solitamente finire più o meno male.

In questo genere di film solitamente l’aspetto più importante è la meticolosa ricostruzione di ambienti e costumi e la capacità emulativa degli interpreti. Anche su questo Bohemian Rhapsody non fa eccezione puntando tutto sulla ricostruzione degli ambienti, delle atmosfere che circondavano i Queen in quel periodo e sul potere iconografico di Freddie e soci magistralmente interpretati da Rami Malek, Gwilym Lee, Joseph Mazzello e Ben Hardy (il meno convincente dei quattro).

Purtroppo al di là di questo schema classico, al netto di alcune scene divertenti, delle spettacolari ricostruzioni dei concerti, di qualche chicca riguardante le passioni di Freddie per i gatti, l’arte giapponese e la lirica, il film a livello di approfondimento e analisi del personaggio ci offre ben poco, allineandosi alle produzioni che spesso si trovano al cinema sotto Natale.

Al di là delle importanti modifiche riguardanti la cronologia e la veridicità degli eventi (un classico anche questo), tutto il film sta ben attento a rimanere costantemente in superficie, affrontando in maniera assolutamente retorica molte tematiche importanti come l’omosessualità, l’uso di droghe, la solitudine, il conflitto interiore ecc. Tutto ci viene raccontato, ci viene spiegato per filo e per segno senza lasciar spazio alla possibilità di interpretare alcunché; in tutta la pellicola non c’è infatti spazio per far emergere una emotività legata ad un sentire profondo, prediligendo lo stupore frutto della maestosità delle immagini (grande abuso del green screen) accompagnate dalle meravigliose musiche dei Queen.

La stessa storia è stata modificata con l’intenzione di eliminare gli ultimi anni di vita di un’artista che, trovandosi faccia a faccia con la morte, ha messo in moto un processo di evoluzione personale che lo ha portato a scrivere un brano come Innuendo, nel cui testo è possibile ritrovare l’epistemologia matura di un uomo che ha solcato la propria vita e la storia della musica sospinto da una esigenza comunicativa capace di incantare le folle come nemmeno nelle vie di Hamelin era accaduto.

Non tutto è però da buttare, da un certo punto di vista il film trasuda impegno e dedizione. Alle ottime interpretazioni dei protagonisti si affiancano alcune buone scene. Rimarranno nella memoria la scena durante la quale viene incisa Bohemian Rhapsody e la ricostruzione del Live Aid che già spopola sui social in una versione dove viene mostrata affiancata a quella reale.

Il film centra l’obiettivo per il quale è stato a mio parere creato: traghettare nel nuovo millennio la leggenda dei Queen, per permettere anche ai più giovani di aprire una finestra sull’universo sconfinato che è la loro musica, richiamare all’adunata un certo tipo di fan e, garantire ai restanti Queen ulteriori tour e operazioni di marketing più o meno dignitose.

GUSTO:

Questo è un film adatto a tutti, fan e non che racconta, saltando da una scena all’altra (cambiare regista non aiuta mai), in maniera da un lato maestosa ed impeccabile e dall’altro edulcorata e superficiale le avventure di una delle più straordinarie band della storia del rock e del loro leader capace, con la sua carica vitale, di sconfiggere l’oblio a cui da sempre la morte condanna gli uomini.

 

– Enrico Bellucci –

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