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8

7,6

Il Primo Re (a cura di Mario Dal Bello)

Direttore

Matteo Rovere

Stars

Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Fabrizio Rongione

Scrittore

Filippo Gravino, Francesca Manieri

Produttore

Durata

2h 3min

Deals
Anno di produzione

2019

La storia di Romolo e Remo, più Remo che Romolo. Senza la lupa. In un Lazio arcaico e selvaggio. Dei e uomini in lotta.

Un film italiano coraggioso che non è un remake del peplum Romolo e Remo del 1961, ma un tentativo – per noi riuscito – di dare una svolta al nostro cinema, gareggiando (anche se non si dice) con i nuovi peplum di Hollywood, come Troy, Noah e amici.

Girato con luci naturali nelle diverse ore delle diverse stagioni – con poesia (vedere le nebbie o le aurore)-, recitato con impegno radicale da parte dei due protagonisti (Alessandro Borghi, Remo e Alessio Lapice, Romolo) e dei comprimari (attori di origine teatrale, e si vede), il kolossal epico vive di notte, di lotte sanguinose, di una religione del fuoco misteriosa nelle foreste e nelle pianure intorno al Tevere. Il senso della fraternità che domina il racconto è forte, sembrerebbe invincibile. Solo la superbia di Remo, la sua ribellione agli dei (i “divi”nel latino arcaico che si recita), la sua ostinazione verso il potere recidono tragicamente l’amore tra i due fratelli.

La leggenda mitica della ”lupa” è ignorata per riprodurre realisticamente, con l’aiuto di esperti, il clima sociale delle tribù dell’antico Lazio, i timori divini, la lotta per la sopravvivenza. Il film è violento sia nei combattimenti (ricorda certo IL trono di spade, ma “con sentimento”),sia nei rapporti umani e con la divinità a cui Remo si ribella,ma alla quale alla fine soggiace. L’interrogativo religioso del resto scorre per tutto il film – la figura della Vestale – insieme al sentimento di fratellanza, che svela un Remo dalle corde anche tenere. I “ricordi” di altri film sono ben presenti al regista, forse The Passion e Apocalypto di Gibson e certo Apocalypse Now, ma sono solo atmosfere, perché Rovere sa essere originale nel presentare in mezzo ad una natura selvaggia (l’inondazione spaventosa che apre il film) una umanità primitiva anche nella durezza del linguaggio.

Eppure il kolossal non ha – bisogna pur dirlo – la superficialità dei “fratelli” americani computerizzati, ma una sincerità di fondo, una verità di sentimenti che pur con momenti di” passaggio” tra la prima e l’ultima parte, lo rendono un’opera originale, forse aperta a nuove vie per il nostro stanco cinema.

 

GUSTO:

Per chi ama la cucina biologica certo presente nell’epica primitiva.

 

SCENA CULT:

Il duello finale tra i due fratelli con l’omicidio involontario di Remo.

 

FRASE CULT:

“Non ho bisogno degli dei, decido io il mio destino”

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Sorry, no post found.

8

Great

  • Il film è recitato in latino arcaico.
  • E' stato girato con la luce naturale.