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7.5

7,9

LA BANDA GROSSI

Direttore

Claudio Ripalti

Stars

Simon Phillips, Mario Diodati, Orfeo Orlando

Scrittore

Claudio Ripalti

Produttore

Durata

1h 53min

Deals
Anno di produzione

2018

Un bracciante nullatenente di nome Terenzio Grossi raduna una banda di fuorilegge che, con la complicità di un popolo stanco ed affamato, proverà a sovvertire la nuova autorità. In due anni di grassazioni, violenze ed omicidi ai danni dei potenti e borghesi, i briganti conosceranno il trionfo e la fortuna di fronte ad una forza pubblica impotente, inadeguata e vigliacca.

A tutti è nota la figura romantica ed enfatica del brigante. Un fenomeno tipico nostrano legato a un periodo critico della storia, l’Unità d’Italia, che vede il passaggio

di governo dalle mani dello Stato della Chiesa ai nuovi occupanti piemontesi. Del brigantaggio se ne parla come forma di contestazione popolare contro il gravoso piano di tassazione arrivato col nuovo governo sabaudo. Ma chi erano nello specifico i briganti più degni di nota? Questo film è eccezionale perché focalizza l’attenzione sulla storia semi-sconosciuta di Terenzio Grossi, bracciante marchigiano, datosi alla macchia nel 1861 all’indomani dell’avvento del Regno d’Italia. Il giovane mette su una banda di zappaterra – briganti per alcuni, eroi per altri – a cui diede il nome e la vita stessa, fino alla morte appunto, avvenuta per tradimento di uno dei suoi.

 

Quello che non funziona nell’opera del giovane regista Claudio Ripalti non è tanto l’interpretazione che regala anche momenti lirici e commoventi, quanto lo stile recitativo di alcuni interpreti. Una nota che la dice lunga su un genere di film storici, tipicamente italiani, esclusiva di un pubblico dotto. L’inclinazione della recitazione teatrale, di un teatro impegnato, può dare fastidio e risultare pedante, decisamente fuori luogo.

Per il resto, solo lodi per questo gioiellino di film, soprattutto se si pensa che è nato da un crowdfunding su Kickstarter. Paragonando questo ad altri film in costume italiani del momento come i Moschettieri del Re, realizzato con budget decisamente meno esigui, il film che appare più approssimativo almeno dal punto di vista scenografico di certo non è quello di Ripalti.

La stessa accuratezza storica e una regia scrupolosa esaltano in maniera gradevole il contrasto tra gli ideali rivoluzionari di questa combriccola di masnadieri

immorali, senza scrupoli, che defecano sulla bandiera e fanno razzia dei villaggi marchigiani da una parte e dall’altra l’immagine servile dei carabinieri reali, talvolta

fuorilegge loro stessi nell’approfittare della povera gente. La sceneggiatura passa quindi con stile a un melodramma fatto di moralità e tradimento, ora sorprendente ora con pregiati affondi struggenti.

Sulla scena è così riprodotta la storia dell’uomo, più che quella d’Italia. La fame, il bisogno, la paura come unica ragione – comune a tutti – di ascesa e declino delle aspirazioni umane che scadono, talvolta, nel tradimento e nell’inganno.

 

GUSTO:

Melò storico dalle eco sinti-western-romantico-tarantiniane, con degna colonna sonora al seguito. Che stia nascendo un nuovo stile?

 

SCENA CULT:

La formazione della banda.

 

FRASE CULT:

“Sei tu l’infame che lo deve ammazzare!”

 

 

– Ulysses Everett McGill –

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7.5

Good

  • E' la vera storia del brigante Terenzio Grossi e della sua banda di briganti.