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8.5

7,9

La Favorita

Direttore

Yorgos Lanthimos

Stars

Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz

Scrittore

Deborah Davis, Tony McNamara

Produttore

Durata

1h 59min

Deals
Anno di produzione

2018

Ambientato nell’Inghilterra del diciottesimo secolo, La Favorita narra delle vicissitudini avvenute realmente alla prestigiosa corte della Regina Anna, durante la guerra con la Francia. Le due cugine, Sarah e Abigail, si contendono il ruolo più ambito vicino alla sovrana, quello della favorita, appunto.

Nomen omen, dopo i successi riportati alla Laguna e un Golden Globe, La Favorita non poteva che essere tale anche all’approssimarsi degli Oscar. Dieci nomination per il primo film storico di Yorgos Lanthimos, che si gode il meritato successo. Effettivamente molto si deve alla regia, ma ci arriveremo.

Intanto tessiamo le lodi dell’ingrediente più goloso e nutriente del film, l’interpretazione. Tra le dieci nomination agli Oscar non potevano mancare ben tre dedicate alla protagonista Olivia Colman e – udite udite – altre due a entrambe le co-protagoniste Rachel Weisz (meritatissima) e Emma Stone (mmm… insomma). Un trittico al femminile che funziona, disturba, cattura. Anzi, in un film in cui le donne sono i veri uomini di casa che sparano, si ubriacano, e muovono guerra, mentre i maschietti sono ridotti a isterici figuri nascosti da quintali di cerone, le tre donne non scendono mai da un palco su cui si alternano eleganza e crudeltà, estrosità e manipolazione, sensualità e cinismo.

Ma, diciamolo, chi si eleva tra tutte (ma non diteglielo) è proprio Oliva Colman, perfetta nel suo ruolo stupendamente ambiguo, spesso scorrazzata su una sedia a rotelle in giro per le camere del palazzo, simbolo della sua passività frustrata. Come la stessa Colman ha dichiarato, “Anne è una sopravvissuta, 17 gravidanze finite male, una salute malferma, un fisico infelice. Si sente assediata, sa di essere manipolabile, ma al contempo è consapevole che la sovranità appartiene a lei”.

E poi c’è la regia autoriale, orgogliosa, del regista greco che stupisce fin da subito mettendo in chiaro che è lui il capo e lui decide la poetica del film. E allora tornano le sue note caratteristiche come le derive grottesche, l’uso della luce naturale e ancora una volta una colonna sonora e una fotografia inquietanti, alleate di una potente sceneggiatura che spesso – forse troppo spesso – fa ricorso a curiosi stratagemmi fotografici come le inquadrature dal basso o l’uso delle lenti fisheye.

Insomma regia e interpretazione sono arco e freccia con cui andare dritti all’obiettivo in questa favola indisponente in cui, tra l’altro, ancora una volta il sesso e gli animali raccontati da Lanthimos indispongono e chiedono allo spettatore di avere fiducia in uno dei cineasti meno commerciali del momento.

 

GUSTO:

Catfight barocca al gusto di gelosia e ambizione, con ciliegina finale ai limiti del grottesco.

 

SCENA CULT:

Il ballo con la Regina speculare alla caccia tra le due cortigiane.

 

FRASE CULT:

“Non urlare! Sono la Regina”

 

– Ulysses Everett McGill –

6 thoughts on “La Favorita

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8.5

Great

  • Le riprese si sono tenute presso Hatfield House, nell'Hertfordshire, la grande volla di architettura giacobiana, dimora e attualmente residenza di Robert Gascoyne-Cecil, VII marchese di Salisbury, che per il cinema è stata utilizzata anche in Orlando, nel Batman di Tim Burton, nei due film di Tomb Raider interpretati da Angelina Jolie e in The New World di Terrence Malick.
  • Ad aiutare molto le ricerche della sceneggiatrice e storica Deborah Davis è stata la monumentale biografia scritta da Winston Churchill, prima di diventare Primo Ministro, del suo avo, il Duca di Marlborough, dove si dedica largo spazio al triangolo tra Anna, Sarah e Abigail, ma anche il libro di memorie scritto dalla duchessa, nella quale fa la cronaca di come e perché Abigail sia riuscita nel tempo a prendere il suo posto al fianco e nel cuore della Regina.

  • In varie scene vengono ripresi dettagli dei lobi delle orecchie di Emma Stone e Rachel Weisz, ma la pratica di avere due o tre buchi per gli orecchini non era in uso nel XVIII secolo.