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7.5

6,4

L’UOMO DAL CUORE DI FERRO

Direttore

Cédric Jimenez

Stars

Jason Clarke, Rosamund Pike, Jack O'Connell

Scrittore

Produttore

Durata

2h

Deals
Anno di produzione

2017

Nel 1942, quando il Terzo Reich è all'apice del suo potere, la resistenza cecoslovacca a Londra decide di pianificare un'ambiziosa operazione militare, denominata Operazione Anthropoid. I paracadutisti Jozef Gabčík e Jan Kubiš vengono inviati a Praga per assassinare il più spietato leader nazista Reinhard Heydrich.

La grande storia ci racconta che durante la Seconda Guerra Mondiale soltanto un ufficiale nazista di alto livello è stato vittima di attentato: Reinhard Heydrich. Gli autori dell’uccisione sono due giovani paracadusti cecoslovacchi: Jozef Gabčík e Jan Kubiš.

 

Il Boia, la Bestia bionda, il Macellaio di Praga e infine il Cervello di Himmler. Sono tanti gli epiteti con cui è ricordato Reinhard Heydrich. E non è una limitata familiarità con la lingua tedesca ad averli ideati ma la consapevolezza che il male che una persona riesce a creare può superare la sua stessa identità. O forse quel nome fa paura e preferiamo ricordarlo con un’espressione che in qualche modo stigmatizzi tanto dolore. Un altro epiteto corrisponde esattamente al titolo di questo film. Glielo diede lo stesso Adolf Hitler come “riconoscimento” del suo operato quando Heydrich si mise in vista ai suoi occhi come ottimo dittatore de facto del Protettorato di Boemia e Moravia.

Il film inizia a raccontarci il personaggio senza rinunciare a queste disturbanti connotazioni ma il regista decide di inserire anche caratteristiche meno machiste. Eccolo allora Jason Clarke far capolino fin dall’inizio del film, con la sua mascella quadrata, che si muove timidamente nei panni del Boia, che ancora deve diventare tale. Per ora è un timido tiratore di scherma su cui girano voci sulla presunta origine ebraica (maddai?), frustrato per essere stato sbattuto fuori dalla marina tedesca.

Sarà l’incontro con Lina, un’ispiratissima Rosamund Pike, a convincerlo ad abbracciare l’ideologia Nazista. Dal suo arrivo in scena, la regia adotta un gradevole andamento da trailer, con un montaggio serrato e colonna sonora decisamente azzeccati. Amore e manipolazione, frustrazione e riscatto sono i cromosomi con cui si struttura il mostro, che ruggisce poco ma ha i suoi metodi per far sentire la voce, fino all’ideazione della cosidetta “Soluzione finale”. Si tratta questo del punto focale intorno a cui gira il bestseller del 2010 di Laurent Binet “HHhH”, titolo che sta per Himmlers Hirn heißt Heydrich, ovvero “Il cervello di Himmler si chiama Heydrich”. La trascrizione del libro e la produzione del film hanno avuto una genesi piuttosto complicata, iniziata nel 2015.

D’altronde, oltre la regia, il maggior pregio del lungometraggio di Cédric Jimenez risiede proprio nella sceneggiatura. Un racconto decisamente fuori le righe che può far storcere il naso ai puristi della materia ma solo a fine film se ne percepisce la giusta originalità.

La love story tra Reinhard e Lina, che sono stati al centro della scena per un’ora buona, d’improvviso passa in secondo piano perché ora la narrazione passa nei boschi di Londra dove due giovani cechi, Jozef e Jan, si allenano per un progetto comune, quello che passerà alla storia come “Operazione Antropoide”, che causerà la morte del Boia.

Effettivamente ci stavamo quasi intenerendo a vedere questa liaison dalle tenere note ariane. Ma il tribunale della storia sta facendo il suo corso e così i due rivoltosi si avventano sull’automobile della vittima. E mentre la regia ci presenta questa scena a più riprese, vengono a spuntare ancora una volta le linee narrative sentimentali a cui abbiamo assistito precedentemente. Questa volta il sentimento, comunque sincero, cede il passo al dolore del travaglio per la nascita del figlio di Lina, che viene inquadrata in tutto il suo crudo dolore, simbolo atavico di un peccato concretizzato in una pagina storica impossibile da digerire. A questa scena chiave fa eco l’esito delle vite di Jozef e Jan, che non solo dà ragione di una narrazione così atipica ma mette in scena l’immagine del sacrificio come strumento inattaccabile di protesta e adesione alla vita.

 

GUSTO:

Una pagina strappata dalle pagine più buie della storia.

 

SCENA CULT:

Praga. La curva di una strada di città. Un ragazzo corre davanti al veicolo. Lo Sten si inceppa. La bestia bionda è in piedi e agguanta la Luger. Da dietro un altro ragazzo lancia una bomba sotto l’automobile. È la volta buona.

 

FRASE CULT:

“Fateli ballare”

 

 

– Ulysses Everett McGill –

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7.5

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