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8

8.3

Storia di un Matrimonio – Marriage Story (a cura di Annalisa Cavazza)

Direttore

Noam Baumbach

Stars

Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta

Scrittore

Noam Baumbach

Produttore

Noah Baumbach, David Heyman

Durata

2h 16min

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Anno di produzione

2019

Nicole e Charlie Barber, attrice e regista di teatro di stanza a New York, affrontano un doloroso divorzio, dopo anni di amore coronati dalla nascita di un figlio.

Noah Baumbach si conferma un regista capace di muoversi con maestria nel reticolato complesso dei sentimento umani.

Sulla carta, la trama è semplice: Marriage story è un film drammatico che parla d’amore. Ma il regista sceglie di concentrarsi sul momento in cui l’amore finisce, o, meglio, su quel momento in cui si decide di mettere fine all’amore, cioè quando vengono a galla, ed esplodono, e si fomentano a vicenda tutte le incomprensioni e le insoddisfazioni che, accumulatesi negli anni, portano a una rottura senza più possibilità di ritorno.

Non servono spettacolari ambientazioni o scene mirabolanti per tenere lo spettatore ipnotizzato dalle vicende di questa famiglia che si sta spezzando. È un cinema teatrale fatto di parole, o di assenza di parole: dopo anni di amore, ora Nicole e Charlie sembrano paralizzati proprio dall’incapacità e dall’impossibilità di comunicare, tant’è che, dopo l’intento iniziale di procedere in modo conciliante e senza intermediari, la separazione viene messa in mano agli avvocati, e diviene un vero e proprio divorzio, senza esclusione di colpi.

Per una lunga porzione di pellicola saranno proprio gli avvocati a combattere facendo le veci dei due protagonisti, che si guardano a vicenda in silenzio, quasi increduli, mentre sentono le gelide voci degli agguerriti legali rinfacciare, una ad una, tutte le accuse, le colpe, le incomprensioni che erano proliferate, irrisolte, nel loro matrimonio. La natura cinica e impassibile del mondo delle legge è ancor più straniante quando interviene sulla materia più fragile e sensibile di tutte, la materia umana.

Infine, la situazione deflagra e lo scontro avviene faccia a faccia, ma è comunque l’incomunicabilità a vincere: Nicole e Charlie non si riconoscono più, scoprono lati di se stessi che non credevano possibili, arrivando perfino a gridarsi addosso parole estreme, con Johansson e Driver bravissimi a farci quasi toccare con mano la disperazione di due esseri umani stravolti.

Eppure, il film era cominciato con le voci fuori campo dei due che elencavano le piccole e grandi cose che amano l’uno dell’altro, aspetti e gesti dolci e quotidiani che un tempo li avevano fatti innamorare e che, per anni, avevano tessuto la trama del loro amore.

Il finale è dolceamaro: dopo la guerra, una quiete malinconica, giunta nel momento della comprensione delle proprie e altrui spigolosità, sembra permettere un’accettazione consapevole della nuova vita che verrà.

Baumbach non indulge nelle pieghe e nelle piaghe della sofferenza dei due protagonisti, non giudica la ferinità che trasuda dagli esseri umani nel momento del dolore e non spiega perché finisce un amore. È capace, invece, di tratteggiare con delicatezza il modo complicatissimo con cui questo amore finisce, anche ci si è amati moltissimo, si ha un figlio insieme, e, probabilmente, un po’ ci si continuerà ad amare per sempre.

GUSTO:

Per chi ama la materia umana, fatta di complessità e contraddizioni.

SCENA CULT:

Il violento incontro-scontro finale fra Nicole e Charlie nell’asettica casa di Los Angeles presa da lui in affitto.

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8

Great

  • Il film è uscito contemporaneamente in sala e su Netflix.