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7

7,2

Uomini di Dio

Direttore

Xavier Beauvois

Stars

Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Oliver Rabourdin

Scrittore

Xavier Beauvois, Etienne Comar

Produttore

Etienne Comar, Pascal Caucheteux, Grégoire Sorlat

Durata

2h 02min

Deals
EUR9,88
Anno di produzione

2010

Un ordine di monaci trappisti, i cui membri includono Christian e Luc, vive assieme ad un gruppo di musulmani in un villaggio tranquillo dell'Algeria. Mentre la nazione intraprende una guerra civile durante la prima metà degli Anni 90, i padri devono decidere se restare fra i residenti della cittadina, che nel frattempo si è impoverita tanto, oppure fuggire dall'oppressione e dalla miseria.

Una storia vera. Ci troviamo in Algeria, 1996. Una piccola comunità di monaci cistercensi vive nel Maghreb, nel monastero di Tibhirine. La loro è una vita perfettamente integrata nella cittadina musulmana. I monaci lavorano la terra, vendono il miele al mercato e curano i malati del posto fino a quando la minaccia fondamentalista islamica non arriva alle porte del monastero. E’ il momento della scelta. Andare via da quella terra minacciosa o restare, come il Buon Pastore fa con le pecore quando arriva il lupo?

Ci sono momenti in cui il cinema si lascia affascinare da mondi molto lontani dal frastuono quotidiano. La vita monastica è uno di questi mondi. Nel 2005 Philip Gröning firma la regia di un singolare docufilm: Il grande silenzio; egli riceve il permesso di varcare la soglia del monastero claustrale di Grenoble (dopo vari anni di attesa!) per raccontare in 162 minuti di silenzio la vita contemplativa di questi uomini che sembrano vivere in un altro tempo. I cistercensi di Tibhirine invece oltre a vivere di contemplazione si danno da fare per la piccola comunità, testimoniando la propria fede, secondo la regola di san Benedetto: ora et labora. Sono proprio questi i due momenti nei quali sono raffigurati tutti e otto i monaci protagonisti nella prima parte del film: scene di lavoro, festa, sudore che si alternano a liturgie fumiganti e canti gregoriani.

La seconda parte del film lascia infittire il dramma della scelta di restare. E’ una lunga salita al Golgota in cui, lontani dai patinati sceneggiati religiosi, la vera protagonista è la fede provata dei religiosi. Una fede asciutta, combattuta, dubbiosa, che mescola speranza certa a sincero terrore per la morte; il tempo del film è il tempo della scelta di fede dunque, sottolineata da una fotografia dal sapore caravaggesco davvero affascinante. Non è il tempo del martirio, di cui il regista decide di nascondere la scena cruenta per non suscitare inutile rabbia ma anche perché il martirio, i monaci, lo hanno già attraversato nella più buia delle notti del Getsemani, nel dramma della scelta della croce.

La fede dei monaci ora finalmente è in grado di sconfiggere il dolore del sacrificio, é tanto più forte quanto più ha passato tutte le fasi del dubbio e della paura; così la morte, ormai vicina, non resta che abbracciarla nel candore speranzoso di un’alba innevata.

GUSTO:

Un’odissea della fede. Un’icona della religiosità gustata nel suo aspetto più vero, quando cioè mette in gioco la vita stessa. Una sinfonia di immagini e parole sacre che dipinge la più dignitosa delle scelte di fede.

SCENA CULT:

Una ‘ultima cena’ sulle note di Tchaikovsky. L’unico lirismo che il regista si concede per sottolineare che “il tempo è compiuto”.

 

– Ulysses Everett McGill –

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7

Good