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6.5

7,1

Vi presento Christopher Robin

Direttore

Simon Curtis

Stars

Domhnall Gleeson, Margot Robbie, Kelly Macdonald

Scrittore

Frank Cottrell Boyce, Simon Vaughan

Produttore

Durata

1h 47min

Deals
EUR 20,05
Anno di produzione

2017

La storia di A. A. Milne. Ispirandosi ai giocattoli del figlio Christopher Robin, lo scrittore crea i racconti di Winnie the Pooh. Insieme alla madre e alla tata, il piccolo viene travolto dal successo internazionale dei libri di suo padre.

Winnipeg è una ridente cittadina canadese. Da quel posto viene il simpatico orso omonimo che per alcuni anni, dopo il primo conflitto mondiale, fu ospitato nello zoo di Londra. Un giorno un bambino triste ma corteggiatissimo dalla stampa posa vicino alla fiera per qualche scatto. Si tratta di Christopher Robin e prenderà spunto da quest’incontro per chiamare il suo orsacchiotto di pezza “Winnie”.

“Winnie! Ma è un nome da femmina!”, l’imbarazzo del momento non fa desistere il piccolino dal battezzare il suo pupazzo così, forse anche un po’ sollecitato dal papà che non sembra così disinteressato all’argomento. Quest’ultimo non è un tipo qualunque ma Alan Alexander Milne, l’autore di quello che sarà riconosciuto come il migliore libro per bambini mai scritto prima, Winnie-the-Pooh.

Ma non si tratta di una favola a lieto fine. Il bambino viene infatti cresciuto dalla famiglia in un clima molto artefatto. Vuoi il trauma post-bellico che stenta ad abbandonare i sogni di Milne, vuoi una madre non proprio affettuosa (“L’ho partorito! E stava per ammazzarmi!”), vuoi il successo di un libro scritto sulla pelle del proprio bimbo, non “per” il proprio bimbo, quella di Christopher diventerà la storia di un uomo che non riuscirà mai ad abbandonare la sua infanzia traumatizzata. Il mondo di Winnie-the-Pooh è allora un contesto, un elemento di successo che fa da sfondo ad una famiglia problematica con un bambino cresciuto senza tenerezza, una madre assente e un padre diviso tra una costante ricerca di riconciliazione e una sorta di invidia per il figlio divenuto più famoso di lui.

Tutto questo viene sostenuto da una sceneggiatura all’altezza della situazione, con gli elementi caratteristici dell’universo Winnie – l’orso, il miele, le api, i pupazzi di pezza – che gradualmente entrano in scena e si mescolano tra di loro svelandone l’origine. Il problema si riscontra in una regia spesso banale e a volte meramente didascalica. Scene frettolose, alcune di queste decisamente inutili, e una certa timidezza nel dirigere gli attori, unitamente a scelte discutibili come girare alcune sequenze senza colonna sonora, non fanno dell’opera qualcosa di imperdibile. Ma la capacità di Curtis la ritroviamo in altre sequenze molto più originali, come quando mescola realtà e fantasia, o l’onirica scena sulla neve. Ma siamo ben lontani dalla vaporosa fascinazione narrativa che era riuscito a creare dirigendo Marilyn.


GUSTO:

Favola amara del bambino amico di Winnie-the-Pooh, affogata in un realismo drammatico, inaspettato. Capace di emozionare ma solo a metà.


FRASE CULT:

“Chi avrebbe detto che quell’orso ci avrebbe divorato?”

 

– Ulysses Everett McGill –

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